Itinerari in provincia di Ragusa

Trekking archeologico a Scicli

di Andrea Arrabito

Il trekking può essere un occasione unica per immergersi in una natura ancora selvaggia, riscoprire tradizioni e sapori e provare ancora emozioni davanti a paesaggi rurali. Questo tipo di itinerario è accessibile a tutti perché è sviluppato su modeste pendenze.

Informazioni sul percorso turistico
Tipo di percorso: trekking urbano
Durata: due – tre ore
Lunghezza: 2 Km
Luogo: Scicli (Ragusa)
Difficoltà: facile

Come arrivare a Scicli
Scicli dista 24 chilometrida Ragusa. Il suo territorio comunale si estende dal mare alle propaggini meridionali del tavolato ibleo. I peasaggi sono molto vari: si passa dalla costa, coperta dalla macchia mediterranea, ai pendii dolci di origine alluvionale dell’entroterra con ulivi, mandorli e carrubbi fino a giungere ai rilievi calcarei della parte settentrionale e interna in cui sorge il capoluogo. Il territorio comunale è solcato da diversi corsi d’acqua i quali hanno tutti carattere torrentizio e pressoché stagionale fatta eccezione per l’Irminio; gli altri principali torrenti intercettano il centro di Scicli e sono il Mothucanus o torrente Modica-Scicli, il torrente di S. MariaLa Nova e quello di S. Bartolomeo. Nei millenni ognuno di questi ha scavato nel tavolato profonde gole che oggi caratterizzano il paesaggio. La città moderna è adagiata nella conca in cui questi tre canyon confluiscono.

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Scicli può essere raggiunta in macchina percorrendo la Statale Catania – Ragusa, proseguendo fino a Modica e deviando a destra per Scicli. Un altro modo molto comodo per raggiungere Scicli è l’autobus infatti da Catania abbiamo molti collegamenti giornalieri tramite l’ AST (per info linee e orari http://www.aziendasicilianatrasporti.it/ )

L’itinerario turistico
Mattina: partenza ore 9:30 da Piazza Italia procedendo da via Penna troveremo alla nostra destra via Matrice, qui avrà inizio il nostro itinerario vero e proprio.Salendo sempre più, arriverete prima alla chiesa di San Vito, dove all’interno esisteva uno sfarzoso altare dedicato a San Carlo, che veniva visitato per la sua ricchezza e per le sue sculture.

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La chiesa non fu distrutta dal terribile terremoto dell’11 Gennaio del 1693 che colpì tutto il Val di Noto ma fu chiusa al culto nel corso del XIX secolo; infine negli anni ’30 del 1900 fu adibita a canile comunale mentre verso la metà del XX secolo si registra il crollo del tetto. Procedendo sempre in salita arriveremo alla chiesa di San Matteo

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Circondata da rovine e ruderi di Scicli antica, primo duomo cittadino, dedicato all’Apostolo S. Matteo, patrono dell’antica città e protettore dei naviganti.Purtroppo, le antiche architetture che avrebbero potuto testimoniare il periodo esatto della sua fondazione furono occultate, coperte e rifatte diverse volte a causa dei terremoti, ma antichi documenti tramandati da scrittori del tempo testimoniano l’esistenza della chiesa già a partire dall’anno 313 d.c. con la diffusione del libero culto del Cristianesimo. La chiesa, infatti, poggia le sue fondamenta su numerosi sotterranei e catacombe, utilizzate fino al 1884 per accogliere le spoglie dei cittadini Sciclitano di fede Cristiana.Il terremoto del 1693 fece crollare l’intero edificio che venne ricostruito per volontà e partecipazione del popolo sullo stesso luogo contravvenendo alla volontà del vescovo.
Procedendo in salita alla sinistra della chiesa di San Matteo troverete “il Castelluccio”.

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Il castello è attestato con certezza dal XIII secolo. L’edificio (m. 70 X 20) è costituito da un corpo centrale, che si svolge, anche per mezzo di aggiunte postume, in direzione nord-est/sud-ovest.

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In particolare ad oriente un fossato, il cui nucleo era forse di origine naturale, ma adattato probabilmente in seguito per opera dell’uomo in base a specifiche esigenze di difesa, delimita l’intero corpo di fabbrica.

Continuando il nostro itinerario sulla sinistra e salendo ancora stavolta sulla sinistra troveremo un cancello che sarà l’entrata del “Castellaccio” Immagine ,  il Castellaccio potrebbe risalire ad eta normanna. La tipologia dell’edificio sembra riprendere quella tipica del donjon normanno: una torre a pianta quadrangolare, con orientamento nord-est/sud-ovest, davanti alla quale doveva trovarsi una ulteriore zona recintata.
L’edificio misurava, all’esterno, m 10,50 per lato, e all’interno m 7,50. Lo spessore dei muri decresce da m 3,00 alla base a m 0,50 alla sommità.
L’altezza massima conservata è m 5,60. L’accesso al castello avviene mediante gradini intagliati nella roccia sulla parete nord del mammellone. La salita all’interno della torre è permessa da una scala in muratura, addossata obliquamente alla parete. Questo è anche il punto più alto di Scicli infatti da qui possiamo osservare uno splendido panorama sulle tre cave. Ora possiamo riscendere fino al Castelluccio, dove sulla destra, troverete un entrata non molto curata per il parco archeologico di Chiafura. Immagine

Le grotte di Chiafura si trovano nel lato sud-occidentale del costone di San Matteo di Scicli (RG) e sono state abitate fino agli anni Sessanta del Novecento.
Chiafura era essa stessa una città: dotata di ingressi dall’esterno, di abitazioni di diverse dimensioni, di luoghi di culto, di infrastrutture per l’approvvigionamento idrico, di orti, appartiene alla cultura delle architetture rupestri del bacino mediterraneo.
Le caverne, infatti, sono esistite in tutto il mondo fin dal paleolitico. All’inizio le grotte naturali servivano da rifugio; successivamente, con la nascita dei primi villaggi, svolsero fondamentalmente funzioni di necropoli.
L’unicità di Chiafura consiste nell’essere stata una città abitata per secoli, con continue trasformazioni delle architetture e dell’urbanistica.

Al termine del giro del parco archeologico di Chiafura ci troveremo di fronte a un cancello che si affaccia in via LoretoImmagine, successivamente svoltando a sinistra incontreremo via Matarazzo che ci porterà nella cava di San Bartolomeo arrivando nuovamente al punto di partenza.Immagine

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