Itinerari di provincia di Catania

Ad Acitrezza fra libri e cinema

di Federica Guerrera

La scelta di questo percorso è diretta alla scoperta non solo delle bellezze naturali che le coste catanesi offrono, ma soprattutto ad un excursus di mito, letteratura e cinema che vede la splendida Acitrezza come protagonista.


Informazioni sul percorso turistico
Tipo di turismo: passeggiata in città
Durata: mezza giornata
Lunghezza: 500 m
Luogo: Acitrezza
Difficoltà: facile


Come arrivare ad Acitrezza
Acitrezza, ( a “ Trizza “ in dialetto Siciliano), è una frazione del comune di Aci Castello, che appartiene alla provincia Catanese.
Antico borgo peschereccio di grande tradizione, è rinomato per il suo meraviglioso paesaggio, che si affaccia sul Mar Ionio.
Acitrezza dista circa 9 km dall’ aeroporto Vincenzo Bellini di Catania ed è raggiungibile percorrendo il percorso sotto illustrato.

Immagine1

L’Itinerario turistico

Punto di partenza:  Porto turistico di Acitrezza

             imagesCAGBK2T3foto_01_big

Il porto di Acitrezza è costituito da due bracci: il settentrionale è banchinato e alla sua radice è stata creata una piccola darsena.
La superficie del bacino acqueo misura circa 35.000 metri quadrati. La profondità media all’interno del porto è di 2.50 metri. La ricettività per il diporto è sufficiente per 150 barche.
Proprio dal porto è possibile effettuare un giro in barca con il Vaporetto Polifemo della durata di  un’ora circa e del costo di 10 €, grazie al quale è possibile visitare le location che andremo a spiegare in seguito.

Prima tappa : I faraglioni

La terra abitata dai Ciclopi, così Omero definisce la Sicilia nell’Odissea, narrando la leggenda della cattura di Ulisse, re di Itaca, da parte del Ciclope Polifemo, il gigante con un solo occhio in fronte. Ulisse prevalse sulla forza del Ciclope con l’intelligenza, accecandolo dell’unico occhio mentre dormiva e dopo averlo ubriacato. L’eroe riesce a fuggire e, avendo detto di chiamarsi Nessuno, non viene inseguito dagli altri Ciclopi fratelli di Polifemo che, accorsi al richiamo del gigante, sentono dire dal fratello che il colpevole è “Nessuno”.
Ulisse scappa con le sue dodici navi, mentre il disperato Ciclope scaglia degli enormi massi di lava in mare, nel tentativo di colpirlo.
Il mito identifica “l’isola Lachea” e i “Faraglioni di Acitrezza” come i massi scagliati da Polifemo contro Ulisse e i suoi compagni in fuga dalla tirannia del Ciclope.
Grazie a questa leggenda, le antiche carte geografiche della Sicilia indicano Acitrezza come Porto di Ulisse.

Odissea Libro IX vv. 620

“…Vendetta. Però Giove ne prese e gli altri Numi,
A queste voci  Polifemo in rabbia
Montò più alta, e con istrana possa
Scagliò d’un monte la divelta cima,
Che davanti alla prua càddemi: al tonfo
L’acqua levossi, ed inondò la nave….”

odisse1 “Ulisse acceca Polifemo”

Sicily_mito2_jpg_png
“Polifemo scaglia i cosiddetti faraglioni”

Allontanandoci dalla leggenda i Faraglioni, (otto pittoreschi scogli che fuoriescono dal mare), costituiscono la più importante traccia dell’attività vulcanica dell’Etna.
Cinquecentomila  anni fa vi fu, infatti, la prima eruzione del vulcano che fece innalzare la lava fin sopra il livello del mare e i faraglioni costituiscono oggi i resti di questa terribile eruzione.
Questi ultimi donano al panorama circostante un atmosfera di eccezionale bellezza che lascia a bocca aperta e senza fiato.

Seconda Tappa: Isola Lachea

L’Isola Lachea è la maggiore delle isole che compongono l’arcipelago dei Ciclopi.
E’ di forma vagamente ellissoidale, lunga 250 metri e larga 150, per una superficie totale di poco inferiore ai 2 ettari,  con un’ altezza massima di 35 metri al livello del mare. La sua origine è subvulcanica, dovuta  all’intrusione del magma nelle rocce preesistenti dei fondali marini e in seguito parzialmente eroso dall’azione delle onde del mare.
L’isola Lachea è sede di una stazione per gli studi biologici dell’Università degli Studi di Catania. L’isola fa parte della Riserva naturale integrale Isola di Lachea e Faraglioni dei Ciclopi, l’area protetta istituita dalla Regione Siciliana nel 1998 e affidata in gestione al Centro interfacoltà dell’Università di Catania.Acitrezza_1085-08-51-00-3661

Terza Tappa: I luoghi di Giovanni Verga

Ritornati al Porto Turistico di Acitrezza, percorrendo il lungomare Ciclopi, si arriva in Piazza Giovanni Verga. Da li salendo le scale ci si ritrova per le vie della vecchia Acitrezza. Luoghi narrati nelle opere di fine XIX secolo di Giovanni Verga.

Informazioni su Giovanni Verga:

giovanni_verga_verismo_vizzini

Nato a Catania, (2 settembre 1840- 27 gennaio 1922), fu scrittore e drammaturgo italiano, considerato il maggior esponente della corrente letteraria del verismo.
In Giovanni Verga, ritroviamo in molte opere la questione della situazione meridionale, dei costumi e delle usanze, del modo di vivere assai diverso rispetto a quelli del nord Italia. Secondo Verga non è possibile che un personaggio di umili origini riesca in qualche modo, per quanto esso valga, a riemergere da quella condizione in cui è nato. L’opera principale che vede come protagonista il borgo marinaro di Acitrezza è “I Malavoglia” (1881)
82153u-1VK4MDK5

“…Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n’erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev’essere. Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all’Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua, e delle tegole al sole. Adesso a Trezza non rimanevano che i Malavoglia di padron ‘Ntoni, quelli della casa del nespolo, e della Provvidenza ch’era ammarrata sul greto, sotto il lavatoio, accanto alla Concetta dello zio Cola, e alla paranza di padron Fortunato Cipolla….”

Il luogo che andremo a visitare è La casa del Nespolo

catania

Via Arciprete, 15
95026 Aci Trezza (CT)

Orari: Ottobre-Marzo 9:30/12:30   16:00/18:00
Aprile-Maggio-Giugno-Settembre 9:30/12:30  16:00/19:00
Luglio-Agosto 9:30/12:30  16:00/21:00 .

Biglietto d’ingresso € 1,55.

Il Museo “Casa del Nespolo” è ospitato in una vecchia abitazione del centro storico di Acitrezza, a fianco della chiesa di San Giovanni. La struttura architettonica è quella tipicamente siciliana della metà del XIX secolo, con cortile, un piccolo orto e l’ingresso caratterizzato da un arco in pietra lavica a tutto sesto. L’interno è articolato in due stanze: la prima, la sala “La terra trema”, raccoglie fotografie, locandine e varie testimonianze dell’omonimo capolavoro cinematografico di Luchino Visconti. La seconda, la “Stanza dei Malavoglia”, ospita testimonianze del mondo dei pescatori “trezzoti” della metà dell’Ottocento, con una raccolta di antichi strumenti di lavoro e suppellettili della vita quotidiana. Interessanti le foto scattate personalmente da Giovanni Verga e la raccolta di lettere al fratello Pietro.

“La  terra  trema”

2032-08-00-32-5424 Acitrezza%20e%20la%20casa%20del%20nespolo%2028APR06%20(9)

 Stanza de “i Malavoglia”

Acitrezza%20e%20la%20casa%20del%20nespolo%2028APR06%20(17) Acitrezza%20e%20la%20casa%20del%20nespolo%2028APR06%20(11)

Quarta Tappa: La terra Trema

Concludendo la visita del Museo “ La Casa del Nespolo” visiteremo i luoghi in cui il regista Luchino Visconti ha girato il film “La terra trema” (1948).
Visconti ricorse solamente ad attori non professionisti; sono infatti gli abitanti di Acitrezza che davanti alla macchina da presa parlano in lingua siciliana e vivono la loro dura esistenza quotidiana.
Il film è tratto dal romanzo”I Malavoglia” di Giovanni Verga. “È la storia di una famiglia di pescatori, sfruttati nella loro povertà dai commercianti grossisti. Il giovane Ntoni Valastro chiede ai pescatori di ribellarsi. Alcuni pescatori vengono arrestati ma poi fatti rilasciare dagli stessi grossisti cui serviva manodopera.
Disposti a lottare contro l’oppressione, la famiglia Valastro ipoteca la casa per comprare una barca e lavorare in proprio. Un’eccezionale pesca di acciughe sembra aiutarli ma più tardi una tempesta distrugge la barca. Devono vendere la pesca di acciughe ai grossisti ad un prezzo irrisorio, perdono la casa e la famiglia si disgrega tra una sciagura e l’altra. ‘Ntoni si rassegna a lavorare per i grossisti e anche se umiliato si evidenzia la sua consapevolezza alla necessità del tentativo individuale.”

In questo luogo il regista Visconti ambienta varie scene del film sopra indicato.
La chiesa era presente nel borgo già dalla metà del XVII secolo.
Questa presenta una storia particolare:  non nasce come chiesa matrice, ma è alle dipendenze della Chiesa parrocchiale di Aci S.Filippo.  Diventa  chiesa principale solamente dopo il terremoto del 1693 distrugge la Chiesa di San Giuseppe,  (fatta costruire dal Principe Riggio di Campofiorito, feudatario di Aci S.Antonio e Aci S.Filippo),  la quale non fu mai ricostruita.
Con il tempo fu ampliata la struttura per accogliere la popolazione crescente di Trezza, facendo così accrescere il culto di San Giovanni Battista diventato poi il Patrono del borgo.

Quinta Tappa: Storia di una capinera

Anche il regista Franco Zeffirelli  ha utilizzato le bellezze di Acitrezza ed altre zone della provincia catanese, e  una delle opere di Giovanni Verga per realizzare l’omonimo film  “Storia di una capinera”.

“Ambientato nella metà dell’ Ottocento, narra la storia di una ragazza, Maria, che viene costretta dalla matrigna a farsi suora, nonostante il sentimento d’amore che nutre per un ragazzo che vive dalle sue parti, Nino, il quale ricambia corteggiandola.
La ragazza, presa dall’indecisione fra l’amore e la vocazione, rifiuta dapprima Nino per poi pentirsene in seguito.
Purtroppo quando Maria capisce di amarlo veramente, il ragazzo è innamorato della sorella di lei, Giuditta, che aspetta un bambino.
La ragazza dunque torna in convento nel quale poi morirà straziata dal dolore per l’amore perduto.

Immagine

All’opera di Verga sono stati dedicati altri due film, nel 1917 sotto la regia di Giuseppe Sterni, e nel 1943 sotto la direzione di Gennaro Righelli.

 

Sesta Tappa: Degustazione “trezzota”

Per concludere questo viaggio in terra di Sicilia vi inviterei a degustare  le pietanze tipiche dei “piscaturi” di Acitrezza.

Potrete trovare riferimento dei piatti che mangiavano i Malavoglia nel testo  “I Malavoglia a tavola”

  • Alici della MaruzzaEFEEWRWRERWE
  • Pane cunzatoImmagine11
  • Maccu con finocchiettoImmagine12
  • CrispeddiImmagine13
  • Carpaccio di tonnocarpaccio-di-tonno-e-rucola
  • Granita di mandorla250px-Granita_brioche
  • Fichi d’indiaImmagine16
Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Turisti & Turismi

Percorsi turistici ideati dagli studenti dell'Università di catania

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: