Itinerari di provincia di Catania

Il percorso delle cinque fontane

di Flavia Butera

flaviabutera7@hotmail.it

L’itinerario proposto si sviluppa per ammirare le cinque fontane più antiche di Catania; una passeggiata per le vie della città adatta a tutti coloro interessati a scoprire questi monumenti artistici, di cui spesso non ci accorgiamo, ma, che vale la pena conoscere la loro storia e la loro collocazione nell’ambito di Catania antica.

Informazioni sul percorso turistico
Tipo di percorso: Trekking urbano
Durata: circa 2 ore
Lunghezza percorso: 4 km
Luogo: Catania
Difficoltà: Facile
Punto di Partenza: Stazione di Catania

Immagine

 

L’itinerario turistico
Punto A: Stazione di Catania, Piazza Papa Giovanni XXIII – Fontana di Proserpina

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La fontana è ubicata in Piazza papa Giovanni XXIII, ove vi è anche la stazione ferroviaria di Catania, opera di Giulio Moschetti (1849-1909), ascolano di nascita, catanese di adozione.La grande fontana richiama la leggenda della bella Proserpina, figlia di Zeus e di Demetra, mentre viene strappata alla terra per essere trascinata agli Inferi dal dio Plutone, dal volto corrucciato, su un cocchio tirato da cavalli e da sirene. Trattandosi di una leggenda legata alla religiosità agricola mediterranea, anche per il ruolo svolto da Demetra, dea delle messi, il luogo della scena del ratto è stato rivendicato da diverse popolazioni, dai tarantini ai Lentinesi, dagli ennesi ai siracusani e ai catanesi. Essa rappresenta,l’esperienza religiosa della fertilità della terra, che tra i popoli mediterranei aveva una grande diffusione. Secondo la tradizione più accreditata, i più antichi abitatori storici della Sicilia, sarebbero i Sicani, che si stanziarono anche alle falde dell’Etna e chiamò l’isola Sicania. Queste genti furono successivamente cacciate all’interno dai Siculi, guerrieri provenienti dalla penisola italica.

 

Punto B: Fontana dei setti canali– Piazza Alonzo di Benedetto (dietro fontana Amenano)
Tempo:30 minuti circa – distanza : 1.5 km
Procedete in direzione sud su Piazza Papa Giovanni XXIII verso Via Don Luigi Sturzo e imboccate SS114,alla rotonda prendi la 2ª uscita e imbocca Via Cardinale Dusmet,Svoltate a destra e imboccate la “Porta Uzeda” e vi troverete a Piazza Duomo (per chi volesse prendere l’autobus è presente la linea AMT n° 830 che vi lascerà in piazza duomo http://www.amt.ct.it/)

 

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Costruita nel 1612, si Costruita nel salvò dalle rovine del terremoto del 1693 che rase al suolo Catania. Si trova in piazza Alonzo di Benedetto, alla pescheria, a fianco della gradinata che vi è alle spalle della fontana dell’Amenano, racchiusa in un’ampia volta scavata nelle fondamenta dell’ex palazzo dei chierici. “L’acqua che da essa, per sette bocche, scaturiva  in getti impetuosi era  del fiume Amenano; era freschissima e limpidissima e fu di uso pubblico:   il Comune, pur lasciando la fontana come ricordo storico, pensò bene di inibire l’accesso con una robusta cancellata di ferro”. La fontana è di marmo pregiato con ornamenti che ricordano i triglifi del fregio greco. Sulla grande vasca rettangolare nella quale si riversava fino a oltre mezzo secolo fa l’acqua delle sette bocche, c’è una lapide, ormai appena leggibile.

 

Punto C: Fontana dell’Amenano (Piazza Duomo)

DSCF0051DSCF0056La Fontana dell’Amenano fu realizzata nel 1867 dallo scultore partenopeo Tito Angelini, con marmo di pregevole fattura proveniente da Carrara ed è situata accanto al palazzo dei Chierici. E’ dedicata all’Amenano che, come sopra accennato, è uno dei due fiumi di Catania: a differenza del Simeto, però, non è più visibile a causa della natura di fiume sotterraneo che sembra aver acquisito nel 252 a.C. a causa di una eruzione dell’Etna che lo ha letteralmente seppellito assieme al contiguo lago di Nicito. La fontana è formata da un grande recipiente bianco a forma di conchiglia sul quale è posta la statua di Amenano, divinità pagana adorata dai Greci, nell’iconografia classica raffigurato con sembianze di toro con la testa di uomo e rappresentato anche in alcune monete del V secolo a.C.La giovane divinità tiene in mano una cornucopia da cui sgorga dell’acqua che viene raccolta da due tritoni posti ai suoi piedi all’estremità della fonte.Sotto la conchiglia è presente lo stemma della città, mentre nella parte posteriore è scolpito il nome della divinità, il simbolo che essa rappresenta, cioè Acqua, e la data di costruzione, 1867.La particolarità della fontana è quella che in gergo popolare catanese viene definita “acqua a linzolu”,cioè la forma del getto dell’acqua che si riversa in modo compatto e sottile, quasi a formare un velo trasparente, tanto da essere paragonato a un lenzuolo.Sotto la fontana troviamo un arco che raccoglie l’acqua: rappresenta l’unico punto in cui è possibile ammirare il tragitto del fiume, che termina la sua corsa nel vicino porto, e che scorre a una profondità di circa due metri sotto il livello del suolo.

 

Punto D: Fontana dell’elefante

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La Fontana dell’Elefante è stata realizzata da Vaccarini nell’ambito della ricostruzione della città etnea dopo il terremoto dell’11 gennaio 1693.Il basamento è formato da un piedistallo di marmo bianco situato al centro di una vasca, anch’essa in marmo, in cui cadono dei getti d’acqua che fuoriescono dal basamento. Sul basamento due sculture riproducono i due fiumi di Catania, il Simeto e l’Amenano. Al di sopra si trova la statua dell’elefante, rivolto con la proboscide verso la Cattedrale di Sant’Agata .Questa statua è di epoca romana ed è stata realizzata con più blocchi assemblati di pietra lavica. Ai lati dell’elefante cade una gualdrappa marmorea sulla quale sono incisi gli stemmi di Sant’Agata, patrona di Catania.

L’elefante e la città
Il legame tra Catania e il Liotru è molto antico. Un’antica leggenda narra di un elefante che avrebbe cacciato degli animali feroci durante la fondazione di Kατάvη. Sotto la dominazione araba, la città era conosciuta con il nome di Balad-el-fil o Medinat-el-fil, cioè «città dell’elefante».Il Liotru è diventato simbolo ufficiale della città solo nel 1239: prima di allora, l’emblema cittadino era l’effigie di San Giorgio. I catanesi decisero di cambiare in seguito ad una serie di rivolte per poter passare da semplice dominio di un vescovo-conte a città demaniale. Dopo aver fallito nei moti del 1195, 1207 e 1221, il successo arrivò con la concessione ufficiale firmata da Federico II. Il pachiderma è stato inserito nello stemma comunale, nello stemma dell’università e oggi è la mascotte delle principali società sportive locali, tra cui il Calcio Catania e l’Amatori Catania. Un detto locale designa i catanesi provenienti dalla città macca liotru, cioè «marca elefante», in opposizione a chi proviene dalla provincia

 

Punto E: Piazza Borgo – Fontana di Cerere
Tempo: 30 minuti – distanza: 1,8km
Procedete in direzione est su Piazza del Duomo e imboccate la via etnea e proseguire fino al km 1,8 precisamente al civico 435.   

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La fontana di Cerere, nota anche come “fontana del Borgo” o nel dialetto locale Matapallara dô Buŗgu o Ma’pallara dô Buŗgu (Madre Pallade del Borgo) ovvero Tapallara dô Buŗgu (Dea Pallade del Borgo), è un’opera idraulica e scultorea della città di Catania, oggi ubicata al centro di piazza Cavour, popolarmente detta appunto “Borgo”.Opera dello scultore palermitano Giuseppe Orlando, è datata 1757. Era stata innalzata,  essendo re delle Due Sicilie Carlo Sebastiano di Borbone , dai notabili della città, per il bene comune, come ricorda un ornatissimo cartiglio dietro il basamento della statua. Sul lato anteriore invece vi è la dedica: << Essa ( la dea ) un tempo dettò leggi e diede miti alimenti alle terre. Ora, ricordandosi della patria, dal marmo fa piovere la ricchezza >>.Narra Lucio Sciacca che nel 1756 Catania era afflitta da una carestia provocata da una prolungata siccità per cui i cittadini  decisero di ingraziarsi la dea Cerere ( fra le più qualificate e importanti dell’olimpo, essendo figlia di Saturno e madre di Proserpina ) col tributarle solenni onoranze, facendo in modo che, sotto le pubbliche pressioni, essa si ricordasse di Catania e spingesse così la città fuori dal tunnel della fame. Passato lo stato di necessità, il popolo catanese ignorò quell’occasionale protettrice e anzi la guardò di malocchio, scorse i primi difetti,scoprì che tutto sommato si trattava di una gran brutta cosa ch’era meglio togliere da quel sito e confinarla altrove . E così venne decretato l’ostracismo a Cerere, nella quale molti avevano identificato Pallade per cui la dea si ebbe il nomignolo ancora in voga, di << Topallara >>, e il suo trasferimento in una zona periferica, oggi Piazza Cavour. La fontana è di marmo di Carrara ed è decorata con conchiglie e delfini. 

E per finire il tour potete gustare in Piazza Borgo, in uno dei chioschi più antichi, una bevanda catanese, Selz limone e sale…

Selz limone e saleChiosco Piazza Borgo

 

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